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Le Origini del Paese

Furnari è un piccolo centro collinare nella provincia di Messina, che sorge a circa 145 metri sul livello del mare sul fianco nord del Monte Croce, che è una delle tante belle propaggini dei monti Peloritani. Sulle origini del paese, la storia cammina strettamente legata alla leggenda. E proprio dalla leggenda ha avuto origine lo stemma del comune, raffigurante un cane levriero in campo rosso con tre rose e la scritta "Finché venga". Questo stemma racchiude in sé un avvenimento accaduto intorno all’anno 1120, quando, un giorno, il re Ruggero II D’Altavilla si trovava a caccia in questo sperduto lembo della Sicilia. Durante la battuta, un suo compagno con l’arco, per errore, invece, di colpire una lepre colpì un cane levriero, a cui il Re teneva tantissimo. Disperatamente, subito, cercarono di salvare la vita dello sfortunato cane, ma dopo avergli estratto la freccia dal corpo, non riuscivano a fermare la forte emorragia.

Fortuna volle che nelle vicinanze dell’accaduto vi era un gruppo di capanne e là, nelle vicinanze, vi era un contadino, che si chiamava Antonio Furnari, il quale accudiva il proprio orticello. Il re, di tutta corsa, chiamò quell’uomo, chiedendo aiuto. Quegli, immediatamente, si premurò a soccorrere il cane, che ormai era alle estreme senza per nulla chiedere chi fossero quei forestieri e donde venissero. Corse in casa, prese delle lenzuola, e usando delle erbe mediche fermò la forte emoraggia. Ma il cane non era assolutamente in grado di camminare e, nel contempo, il re, che mai fino a quel momento aveva rivelato il proprio nome al contadino, doveva ritornare ai propri doveri di governo. Perciò, invitò il contadino a prendersi cura del cane, dicendo che sarebbe ritornato a prenderlo. Il Furnari acconsentì, portò in casa sua l’animale e salutò lo "straniero", al quale non chiese il nome né tanto meno il re, accomiatandosi, disse chi fosse. Passavano i giorni, le settimane, i mesi, il cane, oramai, era completamente guarito, correva per le campagne e mangiava abbondantemente e poiché il padrone non ritornava a prenderlo, i suoi amici lo esortavano a venderlo, perché un cane di tale razza era un animale prezioso.

Il Furnari, però, uomo di grande levatura morale, rispondeva che avrebbe tenuto con sé il cane "finché venga". Un giorno il povero contadino sentì per i viottoli della campagna un intenso trotterellare sempre più vicino alla propria misera abitazione. A un tratto apparvero dietro lo stendardo reale cavalieri in armature scintillanti e, in mezzo a loro, lo "straniero". Antonio Furnari vendendo così tanti soldati e le insegne reali e lo "straniero" vestito in oro, capì chi effettivamente fosse il padrone del cane e subito si inginocchiò. Il cane, che era nei pressi, riconobbe il padrone e gli cominciò a gironzolare intorno con la coda festante, abbaiando felicemente. Il re scese da cavallo, e ammirando la fiducia che il povero Furnari ebbe in lui, prese la spada, la pose sulla spalla destra dello sbalordito contadino, chiamò a sé i notai, che sempre lo seguivano, e pronunciò la reale formula, con la quale nominò Antonio Furnari principe del territorio. Negli anni seguenti, attorno al castello del principe cominciarono a nascere le prime povere a case dei contadini che lavoravano nelle sue proprietà. Nel tempo si formò un villaggio, che nei secoli divenne un bel piccolo centro collinare.

Questa la leggenda tanto ha dovuto affascinare Ludovico Ariosto, il quale nell’"Orlando Furioso" al canto XLI, 30 così scrive "Un can d’argento aver vuole Oliviero/che giaccia e che la lassa abbia sul dosso/con un motto che dica"finché vegna".

La storia, invece, vuole che il paese di Furnari abbia origine intorno al 1300, allorquando un certo Filippo Furnari da Genova si trasferì in Sicilia. Questi, in cambio di servizi resi all’imperatore Federico II, ottenne da lui il titolo di Barone di un territorio di circa 1300 ettari, che si estende dal Monte Croce sino al mare. Costruì un castello, dando origine a un borgo feudale, che per più di quattro secoli fu amministrato e governato dalla Famiglia Furnari.

Nel 1691, il territorio di Furnari, divenuto nel frattempo ducato, fu venduto ad Antonio dei Principi Marziani, la cui famiglia ne conservò il possesso sino al 1813 circa, allorché fu abolito il feudalesimo e il piccolo abitato divenne il "Comune di Furnari".


a cura di: Avv. Giuseppe Chiofalo